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Non è facile dire dove e da chi ripartiremo. Non abbiamo nemmeno un presidente federale, sebbene sia solamente questione di tempo. Il calendario intanto impone un ritorno, mercoledì contro il Lussemburgo, come la sveglia troppo presto quando avresti solo voglia di dormire e – figuriamoci – neanche mezza di mettersi lì a vedere le altre al Mondiale. Eppure, l’operazione Baldini – criticato, ingiuriato, messo al rogo per le convocazioni – un po’ di curiosità la desta. Anche solo per dirsi: oh, c’è un orizzonte.

E questo vogliamo capire, in fondo. Se quell’orizzonte ci sia davvero. Se invece dobbiamo rassegnarci a fare i comprimari – che già sarebbe qualcosa, perché saremmo qualificati – senza puntare più alle stelle. A prescindere, diamogli due partite per avere un’indicazione. Senza la pretesa di prevedere o prevenire il futuro.

Da chi ripartiamo

Chi bazzica il centro azzurro racconta di un entusiasmo feroce, di una squadra bella e nient’affatto “Nazionalina”. Il primo test fatto da Baldini a Coverciano sarà probabilmente anche l’undici che vedremo mercoledì. E per quanto molti siano futuribili, c’è da dirsi che per loro varrà la partita della vita. Quella che aspettavano a carriera (quasi) compiuta e che invece si ritrovano con l’emozione dei vent’anni. Neanche facile da gestire.

Donnarumma ha fatto il capitano coraggioso: ha chiamato Baldini nelle scorse settimane e si è messo a lavorare con questi ragazzi. Niente di speciale? Nessuno gli avrebbe detto qualcosa in caso contrario. Guiderà l’Italia, lo farà con Palestra – altro reduce da Zenica -, Comuzzo e Chiarodia, più Ahanor (2008) in difesa. In mezzo toccherà a Pisilli (era in panchina, in Bosnia), Lipani e Dagasso. Davanti c’è Fini con Pio Esposito (quarto e ultimo della tornata sfortunata delle qualificazioni al Mondiale) e Koleosho. Tutti ragazzi. Persino Gigio. L’obiettivo è prepararsi per il futuro, che è l’Europeo sì, ma anche le Olimpiadi.

Il senso di Baldini

Eccolo, il senso di tutto. L’ha spiegato lo stesso ct nella prima conferenza stampa, in cui ha pure detto che “il calcio italiano è in mano a dirigenti lestofanti”. Mica poco. Comunque, “ho convocato il mio gruppo e due giocatori di livello come Donnarumma e Pio Esposito perché verso le Olimpiadi (del 2028, ndr) vedo la possibilità di averli in squadra”, ha spiegato Baldini. Che ha fatto una scelta condivisa con la Federazione – Gravina è ancora in carica fino a nuove elezioni – e tutto il mondo azzurro, in cui tornerà a immergersi da commissario tecnico dell’under 21 non appena avrà finito quest’esperienza.

E il futuro? “Credo che per allenare la Nazionale Italiana ci voglia un certo curriculum – ha spiegato ancora il ct -. E io questo curriculum non ce l’ho. Oggi molti tifosi sono contenti perché vedono un cambiamento, ma io non faccio il pavone, sono uno che ha la possibilità di fare l’Europeo Under 21 e magari di vincerlo, le Olimpiadi, e magari di vincerle; solo a quel punto allora avrei la speranza di allenare la Nazionale maggiore. Io credo nel merito, non nei colpi di fortuna”. Si può spiegare in tanti modi, il senso di Baldini. Il più immediato è usare le sue stesse parole.

Mancini o Conte: guardate

Sì, poi ci sarà un allenatore col curriculum. E se Allegri sembra ormai in direzione Napoli (in attesa che risolva il suo contratto con il Milan, da cui è stato esonerato), le alternative restano Mancini – che costa meno – e Conte, pronto per l’azzurro ma comunque alle sue condizioni. Ecco: avranno solo da guardarla, quest’Italia. Prima a Lussemburgo e poi a Creta, contro la Grecia, allenata da un altro che un anno fa aveva dato il via al domino di distruzione. Sir Claudio Ranieri, oggi fuori tempo massimo nonostante l’addio alla Roma.

Comunque, non vedremo gli azzurri che saremo. Ma potremo esserci comunque, per loro. Pure se non conta. Pure se è più facile aspettare un nuovo autunno, altre partite, magari sbocciare in primavera. Questi ragazzi, quelli di Baldini, meritano tutto il sostegno che si guadagneranno.