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Campioni, diciannove anni dopo l’ultima volta. Un lasso di tempo infinito per lo Sporting Lisbona, costretto ad assistere a lungo al duopolio costruito dal Porto e dai “cugini” del Benfica. Un dominio interrotto proprio con l’avvento in panchina, dopo tre anni di grandissima instabilità societaria e ben 5 allenatori prima di lui, di un ex rivale sul campo come Ruben Amorim. Trentasei anni, un inizio di carriera da predestinato e un’etichetta che sta cancellando a suon di risultati: quella di quarto allenatore più costoso alle spalle di Nagelsmann, Villas-Boas e Rodgers. L’attuale presidente dello Sporting ha pagato 10 milioni di euro per “scipparlo” al Braga, con cui ha vinto una Coppa di Lega al primo tentativo alla guida di una prima squadra, appena tre anni dopo aver appeso gli scarpini al chiodo.

LA SECONDA CHANCE – La storia di Amorim e di molti protagonisti dell’esaltante cavalcata verso la conquista del diciannovesimo titolo nazionale è un ottimo esempio di come la vita sappia spesso offrire una seconda chance a chi abbia soprattutto la determinazione – e un pizzico di buona sorte, perché no – nel conquistarsela. A partire da un giovane tecnico promosso come allenatore del Braga dopo pochi mesi di trafila nella formazione B e dopo aver archiviato la delusione di non aver potuto muovere i primi passi concreti di questa nuova avventura proprio nel Benfica, il club con cui si è tolto le maggiori soddisfazioni da calciatore. E di vero e proprio riscatto si può parlare per i due geometri del centrocampo dei Leoes, due perni assoluti del 3-4-2-1 di Amorim: Palhinha e Joao Mario. Il primo, si è imposto come titolare dopo quattro prestiti e un trasferimento pressoché fatto e poi saltato al Wolverhampton solo pochi mesi fa. Il secondo, ritornando finalmente ad esprimersi ad alti livelli a quattro anni di distanza dal grande Europeo conquistato col Portogallo e un passaggio all’Inter rivelatosi un vero flop.

TALENTI VALORIZZATI – Una storia di rivincite umane e professionali ma non solo, perché dietro la grande stagione dello Sporting c’è anche e soprattutto un grande lavoro tattico e di valorizzazione dei calciatori messi a disposizione dalla società (come l’esterno Pedro Porro, in prestito dal City, o il bomber Pedro Gonçalves acquistato dal Famalicao) o attinti da un bacino interno, quello del settore giovanile che è tornato a produrre talenti purissimi – Luis Maximiliano, Tiago Tomàs, Gonçalo Inacio, Daniel Bragança e Jovane Cabral – alcuni dei quali destinati al grande salto come Eduardo Quaresma (seguito dal Milan nei mesi passati) e quel fenomeno di Nuno Mendes, esterno classe 2002 sul quale si sono subito fiondate il Manchester City e le più importanti squadre in Europa.

Un lavoro straordinario a 360° gradi quello di Amorim, capace di costruire una squadra dalla mentalità offensiva e desiderosa di essere sempre protagonista, con numeri che certificano in maniera indelebile la bontà del percorso intrapreso. 32 partite da imbattuto da inizio campionato per lo Sporting – nuovo record della Superliga – il terzo miglior attacco con 57 reti (a fronte di un valore di 48.32 expected goals) e la migliore difesa con appena 15 gol concessi, ancora più impenetrabile di quelle di Lille, Atletico Madrid, Bayern Monaco, Inter e Manchester City, le squadre che hanno vinto o stanno vincendo i rispettivi campionati.

Numeri di un dominio diverso, costruito dopo anni di delusioni, sofferenze e tanti errori di programmazione, spazzati via dall’avvento dell’uomo nuovo del calcio portoghese: Ruben Amorim.

 

Foto di testa e contenuto a cura di Redazione Calciomercato.com

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