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A leggere anche solo di sfuggita i nomi dei protagonisti di Fiorentina v Rakow, sembra più una battaglia campale che un ottavo di finale di Conference League – una competizione che per storia e tradizione, pure così giovane, regala sempre perle di tal fatta. Da una squadra polacca ad un’altra, dallo Jagiellonia – ad un passo dalla qualificazione, ci ha pensato Fagioli a spegnere le velleità di rimonta dei giallorossi al ritorno al Franchi (dopo lo 0-3 dell’andata) – al Rakow, dunque, la Fiorentina inciampa sui soliti demoni.

L’arbitro, bulgaro e di nome Georgi Kabakov, non fa che suggellare la facies sovietica della contesa, davvero affascinante già solo per questi contorni un po’ orwelliani. Un po’, pure, per questa estetica di anni Novanta, un’epoca nella quale la Fiorentina già aveva conosciuto il sapore dello psicodramma nazionale – la Serie B. E in effetti se vogliamo trovargli una chiave di lettura a questa sfida di Conference, che andrà in scena al Franchi giovedì sera per l’andata del turno a eliminazione diretta, questa non è folle. Tutt’altro.

La Fiorentina, non ce ne voglia il Rakow, dovrà dunque lottare contro i propri demoni. Unicamente contro questi, e non perché il Rakow non possa impensierire la retroguardia dei Viola – ci arriviamo tra un attimo – ma perché se potrà farlo sarà in virtù delle defaillance difensive della squadra di Vanoli, il cui successo forestiero contro il Como di Cesc Fabregas, una delle migliori squadre del campionato, ha evidentemente illuso tutti. Eppure, in quella vittoria, c’è molto dell’attuale situazione della Fiorentina.

Ne ha parlato un esperto del mondo Viola come Stefano Cecchi, il quale ha sottolineato dopo il pareggio contro il Parma un punto cruciale per comprendere le dinamiche della Fiorentina di quest’anno: «Questa squadra non ha ancora capito cosa si sta giocando. A Firenze nessuno vuole fare i conti col fatto che si rischia la Serie B. Questa situazione è già accaduta in passato, ma la novità è questa: la squadra ha una veste borghese, ma dovrebbe indossare quella operaia». È chiarissimo, non potevamo dirlo meglio.

Così forse ha ragionato anche Pienko, centrocampista 2004 del Rakow nonché punta di diamante della squadra polacca, che parlando a Weszło in vista della sfida di giovedì con la Fiorentina ha affermato senza troppi timori: “Sì, sono forti, ma non imbattibili”.

Ecco allora che lo spareggio europeo, certamente importante per la Fiorentina, non può essere letto a sé, come se questa partita annullasse magicamente tutte le altre – con le pressioni che altre si portano dietro. Tutt’altro.

Questa partita semmai servirà a Vanoli per aggiustare qualcosa in vista del campionato, che è lungi dall’essere finito e che vede la Fiorentina navigare ancora in torbide acque – probabilmente fino a fine stagione, dando anche un’occhiata al calendario. Contro il Rakow non varrà neanche più il discorso del “chiuderla all’andata”, visto quanto capitato col Jagiellonia nell’ultimo turno. Servirà, questo sì, una prova di squadra come poche volte la Fiorentina ha fatto quest’anno. Per poi rimettersi testa, cuore, e veste operaia, sul campionato nazionale.