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Quando l’Europa era per tutti: la Coppa Anglo-Italiana

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Negli ultimi anni, la conformazione delle Coppe Europee è ben definita, con la disputa della Champions League e dell’Europa League. Due grandi competizioni, quindi, che impegnano buona parte delle formazioni europee di blasone.

Il tutto in attesa della prima edizione della UEFA Europa Conference League, che vedrà la sua prima edizione nel 2021.

Per arrivare a questa soluzione, però, siamo passati negli anni per tornei e formule di vario genere, con l’istituzione di Coppe e Trofei particolari ed affascinanti.

Una di queste è stata la Coppa Anglo-Italiana, competizione riservata a club inglesi ed italiani, che si è svolta tra il 1970 e il 1996.

Un italiano in Inghilterra

Gigi Peronace è un modesto portiere di metà anni ’40, che dopo la Seconda Guerra Mondiale trova il modo di difendere i pali della Reggina. Pur non brillando sul rettangolo verde, Peronace trova un impiego alla Juventus, in qualità di vice del mister gallese Jesse Carver, ruolo che ricopre per ben 12 anni, fino al 1960. Dopo un incarico dirigenziale nel Torino, segue Umberto Agnelli (neo Presidente FIGC) e si colloca dietro la scrivania della Federcalcio italiana.

Negli anni ’70, poi, Peronace al termine del suo incarico si trasferisce in Inghilterra, mantenendo però solidi contatti coi vertici del calcio del nostro paese.

Qui il dirigente italiano si affeziona allo Swindon Town, società di terza divisione, che nel 1969 vince la Coppa di Lega, ma si vede negata l’autorizzazione a partecipare alla Coppa delle Fiere (futura Coppa delle Coppe), perché riservata a squadre di prima e seconda divisione (gli equivalenti attuali di Premier League e First Division).

Peronace, quindi, sfruttando le sue solide conoscenze, decide di inventarsi un nuovo torneo, che si sarebbe disputato per i prossimi 26 anni: la Coppa Anglo-Italiana, manifestazione che avrebbe dato il giusto palcoscenico europeo anche allo Swindon Town .

La formula della Coppa Anglo-Italiana

Il regolamento della Coppa Anglo-Italiana era affascinante, ma inizialmente un po’ macchinoso: vi avrebbero preso parte sei squadre provenienti dai campionati inglesi (quattro di First Division, una di Second Division e lo Swindon Town di Third Division) e sei squadre di Serie A.

Vi sarebbero stati tre gruppi da quattro squadre ciascuna con squadre di ambo le nazioni, senza però scontri tra formazioni dello stesso paese.

I risultati conseguiti andavano a formare due classifiche distinte: una per l’Italia e una per l’Inghilterra.

Le vincitrici di queste classifiche si scontravano nel campo della squadra che aveva ottenuto più punti in classifica: la formazione vincitrice avrebbe conquistato il trofeo.

Le prime edizioni della Coppa Anglo-Italiana

Nei primi anni, l’istituzione di questo nuovo trofeo riscuote molto successo.

Nel 1970, anno inaugurale, le formazioni inglesi sono Swindon Town, Sheffield, Middlesbrough, West Bromwich, Sunderland e Wolverhampton; quelle italiane Napoli, Juventus, Lanerossi Vicenza, Roma, Fiorentina e Lazio.

Sono Swindon e Napoli le migliori formazioni delle due classifiche. Gli azzurri di Altafini e Hamrin, però, cadono in finale al San Paolo, consegnando proprio allo Swindon Town la prima Coppa Anglo-Italiana.

Per salutare il primo successo tricolore dobbiamo attendere il 1972, quando è la Roma a vincere il torneo, battendo in finale il Blackpool.

L’apertura al semiprofessionismo e la prima sospensione

Dopo l’entusiasmo iniziale, unitamente ad alcuni problemi burocratici, la Coppa perde un po’ di lustro, generando qualche rinuncia da parte delle formazioni che avrebbero dovuto partecipare.

Questo fa sì che nel 1976 la formula apra le porte a formazioni di ranghi inferiori: pertanto, da questa edizione vi sono sei squadre della Serie C italiana unitamente a sei formazioni provenienti dalla quinta serie inglese in giù. La formula, qui, prevede la prima fase disputata in Inghilterra e la fase finale in Italia. Vince il Monza, seguito l’anno successivo dal Lecco.

Il torneo, negli anni successivi, vede numerose modifiche regolamentari (dalla riduzione del numero dei partecipanti, all’attribuzione dei tre punti per vittoria al posto dei soliti due, all’introduzione dell’eliminazione diretta al posto dei gironi), sino alla sua sospensione dopo i fatti dell’Heysel del 1985.

Dalla ripresa del 1992 sino al tramonto del 1996

Nel 1992 il torneo viene ripristinato, con una formula che resterà tale sino alla sua ultima edizione: partecipano alla Coppa le quattro retrocesse dalla Serie A e le migliori quattro non promosse dalla Serie B, per un totale di 8 squadre, contro le 8 inglesi scelte con i medesimi criteri.

Il torneo lo vince la Cremonese di Gigi Simoni, al suo primo titolo Europeo.

La Coppa Anglo-Italiana, poi, vede altre quattro edizioni, sino a quella targata 1995-1996, che sarà l’ultima della sua storia.

L’ultimo successo è del Genoa di mister Salvemini, che in finale nella suggestiva cornice di Wembley batte 5-2 il Port Vale, con tripletta di Ruotolo e gol di Montella e Galante.

Dopo il successo del Grifone, infatti, si arriva alla dolorosa decisione di mandare in pensione la Coppa, date le difficoltà di inserimento nel calendario e lo scarso risalto da parte degli organi di informazione, non particolarmente avvezzi a seguire squadre ritenute “di seconda fascia”.

Era la fine della Coppa Anglo-Italiana, che era diventato poco più di un “parente scomodo” di difficile gestione, ed era l’inizio dell’istituzione di soli grandi tornei, seguiti da TV e mezzi di comunicazione, prima ancora che dai tifosi.

Ma vogliamo pensare all’ impareggiabile (e forse non replicabile) entusiasmo e al fascino generato dalle sfide degli anni ’70 e ’80, con dei tifosi di squadre di piccole piazze (come Modena, Francavilla, Udinese, Pontedera, Cosenza, Monza o Lecco) che hanno potuto assaporare, per una volta, il sapore della vittoria sul palcoscenico europeo. Proprio grazie alla Coppa Anglo-Italiana.

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