L’abbiamo atteso con tutto il nostro cuore, il nostro corpo – li avete presi i misuratori di pressione? – e la nostra anima. Finalmente ci siamo: la Serie A è iniziata.
La nuova stagione, 2026/27, ha già presentato alcuni spunti di rilievo, ma oggi andiamo a giocare più pesanti ancora: preparatevi alle cinque sentenze del primo turno del massimo campionato italiano!
- Cissé è davvero così forte come Amorim ci aveva detto? – Aphadjo Cissé è indubbiamente la grande sorpresa di questo primo turno di campionato. L’ala del Milan, che ha conquistato Amorim nel precampionato, al punto da portare l’allenatore portoghese ad elogiarlo pubblicamente in diverse interviste e conferenze stampa, ha sbloccato la sfida di ieri sera contro il Torino – poi chiusa da Rabiot e parzialmente accorciata da Adams a pochi secondi dalla fine. Non sappiamo se il ragazzo classe 2006 farà la stagione che l’esordio inevitabilmente gli farà pendere sulle spalle come una spada di Damocle, ma l’entusiasmo e la frizzantezza del calciatore ex Catanzaro, alla lunga, potrebbero diventare un fattore. Le qualità tecniche sono indubbie, il gol è stato un’autentica perla.
- Andy “il Calcio” Diouf è la vera next big-thing del nostro campionato? – Gli hanno chiesto, dopo Inter v Monza nel quale ha realizzato due assist (non per dire, ma l’avevamo detto…), quale soprannome preferisse: lui si è preso volentieri “Andy il Calcio Diouf”, con un sorriso grande quanto la sua prestazione d’esordio nella nuova Serie A 2026/27. Su Diouf ci siamo espressi ampiamente su queste colonne: è un giocatore forte, molto forte. E non capiamo al momento come Chivu possa rinunciarci per inserire Spence. Sull’esterno inglese l’esborso è stato pesante, ma nessuno assicura sul suo inserimento immediato, specie a livello tattico, negli schemi dell’allenatore romeno. Diouf al momento dà garanzie certe, abbinate ad un entusiasmo che lo stanno portando a prestazioni di altissimo livello. Dovesse giocare titolare, potrebbe diventare la next big-thing del nostro campionato.
- L’Inter è la favorita allo Scudetto (ma non solo) – Il gol di Varela ci aveva fatti guardare intensamente negli occhi: ma non è che l’Inter quest’anno è un fuoco di paglia? Stupidi noi, a giudicare con quella fretta derivante dalla troppa adrenalina del nuovo inizio, una squadra sensazionale, che semmai – questo è un rischio che già sotto Inzaghi era ben presente – è talmente forte da prendersi dei momenti di pausa, come se non percepisse il reale pericolo. Anche perché poi, come è capitato anche sabato, è in grado di riaccendere il motore e macinare calcio (e gol) a profusione.
- Non siamo ancora pronti per un calcio “europeo” – Praticamente da due giorni non si fa che parlare del contatto in area di rigore tra De Bruyne e Vazquez che ha portato al vantaggio partenopeo contro il Genoa. De Rossi ha detto che chi ha giocato a calcio sa che quello è fallo. Ci permettiamo di dissentire. E non perché abbiamo effettivamente giocato a calcio – pure – ma perché, soprattutto, quello a nostro avviso non è fallo. Se lo è, può essere definito, traslando una celebre frase di Mourinho, come un fallo moderno. Visto che Orsato, presidente AIA, ha chiesto più coraggio ai suoi ragazzi col fischietto e uno stile più europeo, a nostro avviso Di Bello ha seguito alla perfezione l’indicazione data dall’alto. Ha sbagliato, dunque? Niente affatto: il contatto è leggerissimo. E poi c’è la prova del giardino del vicino: se lo avessero annullato, ne avremmo discusso lo stesso. E allora bene ha fatto l’arbitro della partita a concedere il gol. Dimostrando pure, indirettamente, che non siamo ancora pronti a un calcio di tipo europeo.
- A Vinovo non è ancora aria per una “Nuova” Signora – Spalletti, dopo la vittoria dei suoi a Frosinone (0-1), se ne è uscito con una dichiarazione ballerina. Sincera, sia chiaro, ma ballerina: «Kolo Muani lo siamo andati a prendere con forza, ma non gioca da due anni e un motivo ci deve essere». Tradotto: ragazzo, mettiti in riga e pedala. Controtraduzione: a Vinovo non è ancora il momento di fare festa. La si potrà fare se e quando tutta la squadra remerà nella stessa direzione, consapevole dei propri limiti e delle proprie ambizioni. L’allenatore è giusto per lo scopo, rimane da capire se dalle parole si passerà ai fatti. Con Kolo Muani, ma con tutti gli altri pure.