Se non considerassimo quella pletora di squadre posizionate tra il nono e il quindicesimo posto, rosicchiatrici seriali di preziosi punticini, il campionato sembrerebbe procedere per una strada diritta e coerente: quella che va avanti dalla prima giornata di Serie A. Lazio, Roma e Inter puntano alla vetta. Napoli e Juventus, pur avendola in mente, non hanno la forza per scalarla. Il Milan, libero anche di testa dagli impegni europei, guarda con interesse, posizionandosi a due lunghezze dalle capoliste. Poi, una serie di squadre che ancora devono trovare la propria dimensione – con qualche meravigliosa ma ad oggi improbabile eccezione: Cagliari e Frosinone.
- Spalletti ha rotto il giocattolo – ricordate l’impatto di Spalletti sul mondo Juve? Tanto splendente da meritare il rinnovo di contratto anticipato. Poi? Paradossalmente, dopo quel do ut des, un disastro. Fuori dalla Champions, in grande difficoltà in campionato anche quest’anno – l’Europa va meglio, finora. In generale, una squadra che, per dirla con Bremer, è piena di giocatori “dal carattere difficile” – nullo? Quantomeno non di grande spessore. La frase più preoccupante di Spalletti dopo il terribile 0-3 contro la Lazio è stata quindi proprio questa: “sono rimasto stupito anch’io dalla prestazione”. Il giocattolo si è rotto.
- Abbiamo tutti sottovalutato Rino Gattuso – a proposito di ribaltoni, ma stavolta in positivo. Chi avrebbe mai dato la Lazio in testa dopo 7 giornate? Neanche il più fervido lotitiano. E invece, in un clima di tempesta e ai limiti del surreale, con uno stadio vuoto e una piazza in rivolta, Gattuso ha compiuto un piccolo capolavoro: e sì, lo sappiamo che sono passate solo 7 giornate, ma 6 vittore e 1 pareggio non possono essere numeri casuali, soprattutto se poi la prova del nove coincide con la prestazione più bella dei biancocelesti forse dell’era Lotito. Una prestazione schiacciante, tecnicamente, mentalmente, fisicamente. La Lazio non può lottare per lo Scudetto, ma dire che non possa lottare per l’Europa sarebbe ad oggi disonesto. Come lo sarebbe non fare i complimenti a Gattuso per il lavoro fatto finora.
- L’Inter c’è, la Roma pure – hanno risposto presenti, dopo le sconfitte (entrambe interne, entrambe per 3-4, seppur con modalità e con avversari sensibilmente differenti), sia l’Inter che la Roma. 2-0 per i giallorossi nonostante un turnover quasi integrale, 3-1 per i nerazzurri a Bologna con qualche assenza pesante e il solito avvio stentato. Queste due squadre sono tanto forti, sono allenate benissimo e hanno la rosa lunga a sufficienza per regalarci un testa-a-testa clamoroso, fino all’ultima giornata.
- La Fiorentina rimane una squadra incompiuta – iniziano ad essere un po’ troppe le analogie dell’attuale stagione della Fiorentina con quella appena passata. Bisognerebbe forse interrogarsi su troppi fattori, qui non riassumibili in poche righe. Basti però dire questo: la Viola è ancora una squadra visibilmente incompiuta, senza una direzione chiara. Lotta per l’Europa? Non si direbbe. Lotterà per non retrocedere? Impossibile, visto il valore complessivo della rosa. Eppure, è lì a 4 punti dopo 7 partite. Penultima in classifica. Di nuovo. All’orizzonte ha tre partite complicatissime: Inter, Atalanta e Juventus nelle prossime quattro. Da queste capiremo molte cose, in un senso come nell’altro.
- Il Milan è pronto a vincere – sappiamo già cosa state pensando: vincere? Ma dove, in campionato? Magari in Coppa Italia, diciamo noi. Magari pure in campionato, perché no. Il Milan ha dimostrato di avere nelle gambe e nella testa un’identità chiarissima, un gioco spumeggiante e lo spirito di un gruppo che sta imparando ad essere sicuro di sé. Ha due leader fenomenali a centrocampo come Rabiot e Modric. Ha un allenatore che a forgiare cose nuove è eccezionale. Magari è presto, ci vorranno altri test probanti. Ma intanto, questo Milan ci piace molto, e può fare bene. Vincere? Chissà. Magari sì.

