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I Bidoni della Serie A: le 10 (+1…) peggiori delusioni di sempre

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Un tempo la Serie A è stata il fulcro del calcio mondiale.

Fuoriclasse, stelle, campioni e funamboli di ogni vario tipo hanno colorato il nostro massimo campionato. Eppure, anche quando tutti guardavano all’Italia come top movimento del calcio internazionale, i bidoni non sono mancati.

Bidoni non della spazzatura e nemmeno quelli per raccogliere l’acqua piovana negli orti: ma bidoni intesi come flop o acquisti letteralmente errati nella storia della Serie A.

Una letteratura infinita su questa serie di giocatori che per un motivo o l’altro non hanno reso; né sotto il profilo dell’investimento fatto dalle società e nemmeno dal punto di vista mediatico, oltre a quello meramente sportivo. Per alcuni di essi infatti giornali, TV e radio si sono sprecati in titoli ad effetto, aggettivi e paragoni rivelatesi poi a dir poco funesti.

Insomma anche i bidoni hanno fatto parte del nostro campionato, ma ben dieci di essi (più il bidone per eccellenza) meritano uno studio approfondito. Sono quei giocatori che pur essendo dei flop assurdi, sono rimasti nell’immaginario collettivo del pubblico italiano.

Vediamo chi sono e dove hanno giocato.

1 – Vampeta

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Il passo felpato (fin troppo…) di Vampeta all’epoca della sua stagione interista

Se si pensa ad un bidone a tutti gli effetti il pensiero vola subito a Vampeta che è stato senza dubbio il vero numero 1 in questa categoria.

Centrocampista brasiliano che nella prima estate del nuovo millennio viene ingaggiato dall’Inter. Su segnalazione dell’amico Ronaldo con il quale ha giocato assieme nel PSV, oltre che in nazionale. 30 miliardi di lire sborsa Moratti per assicurarsi quello che in molti ritengono uno dei più forti mediani al mondo.

Giancarlo Antognoni che da direttore generale della Fiorentina aveva provato a prendere Vampeta asserisce: “È un Tardelli moderno“. Peggior previsione non poteva esserci, per l’unico numero 10.

Vampeta debutta nella finale di Supercoppa italiana vinta 4-3 dalla Lazio contro l’Inter e il brasiliano segna. Un avvio amaro per la squadra, ma ottimo per lui. E invece sarà l’unica nota lieta di una stagione che lo vedrà scendere in campo una sola volta in Serie A.

Nel frattempo propio Tardelli ha preso il posto di Lippi e così, l’ex PSV vede il campo soprattutto dalla panchina, con qualche spezzone tra Coppa Italia e Coppa Uefa. A dicembre l’addio, con 8 presenze complessive, con destinazione Parigi, prima di tornare a giocare in Brasile.

Con il prestito ai francesi arriva Dalmat, mentre l’anno seguente la cessione al Flamengo, porterà in nerazzurro Adriano.

Ma il bidone ormai resta: Vampeta davanti a tutti.

2 – Fabio Junior

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La leggiadra tecnica in velocità di Fabio Junior durante la sua stagione alla Roma

Il “Nuovo Ronaldo”.

Già il biglietto da visita è di quelli pesanti e gran parte delle colpe ricadono sui media giallorossi di allora che alzarono l’asticella mediatica sul giocatore (imperdibile per i cultori, la cassetta VHS allegata al Corriere dello Sport), ben oltre le sue capacità.

Estate 1999, il brasiliano Fabio Junior viene acquistato dalla Roma che lo strappa al Cruzeiro per 30 miliardi di lire. Lo stesso club dove era esploso appena 5 anni prima Ronaldo “Il Fenomeno”. E da questo derivano i paragoni azzardati dai giornalisti italiani, traditi anche dalle 18 reti in 40 partite da parte dello stesso attaccante nella stagione precedente.

In Italia Fabio Junior non avrà mai quelle medie. 18 mesi in maglia giallorossa con 4 reti in appena 16 gare. Poi il ritorno in brasile, le esperienze in Medio Oriente, Giappone e Germania, ma senza mai segnare come agli esordi della sua carriera.

Smette nel 2017 a 40 anni e da 23 vive negli incubi dei tifosi romanisti: che lo attesero come il nuovo Ronaldo, per poi trovarsi davanti ad un autentico bidone.

3 – Javi Moreno

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Per la rubrica “trova l’intruso”, ecco il giorno della presentazione di Javi Moreno al Milan

Il primo bidone non Brasiliano.

Javi Moreno scrive una pagina indelebile nella storia del calcio europeo assieme ai suoi compagni con la maglia dell’Alaves. Il piccolo club basco diventa la mina vagante della Coppa Uefa 2000-2001, fino a raggiungere la finale persa per 5-4 al Golden Goal contro il Liverpool.

L’attaccante spagnolo è una delle colonne di quella squadra, grazie a 6 reti nella kermesse a fronte di 8 presenze. Numeri che stimolano Galliani a prenderlo.

Nell’estate del 2001 Javi Moreno diventa un giocatore del Milan e va a raggiungere nel parco offensivo dei rossoneri, il connazionale José Mari.

Il Milan versa ben 30 miliardi nelle casse dei baschi, ma i risultati saranno a dir poco deludenti. 16 presenze e appena due reti, tra la contestazione del pubblico del Diavolo e l’amarezza dei dirigenti rossoneri.

Appena un anno dopo il suo arrivo, l’ex Alaves viene ceduto all’Atletico Madrid con cui riuscirà a far peggio che a Milano: due anni, 29 presenze e solo 5 gol.

Bidone iberico, come pochi.

4- Juan Esnaider

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Preso per sostituire l’infortunato Del Piero e arrivato assieme a Titì Henry: confronti ingenerosi per Esnaider

Anche la Juventus ha avuto il suo bidone per Eccellenza.

Ecco Juan Esnaider che arriva nel gennaio del 1999 per sostituire Alex Del Piero che ha già concluso la stagione anzi tempo per un grave infortunio.

L’attaccante argentino ha nella sua storia, un passato importante in Spagna dove ha vestito la maglia di Real e Atletico Madrid.

I bianconeri lo acquistano per 12 miliardi dal Real Saragozza, ma il classe 1973 non lascerà mai il segno a Torino. Carattere fumantino che lo ha portato in passato ad alzare le mani con compagni e allenatori, non riesce ad ambientarsi alla Juventus. 16 presenze e zero reti in Serie A, a cui si aggiunge una sola rete in Coppa Italia e un’altra in Coppa Uefa.

11 mesi dopo il suo arrivo in Italia, Esnaider torna al Saragozza e chiude il suo breve capitolo in Italia: che vale però la qualifica di Bidone.

5 – Darko Pancev

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Il momento più alto dell’esperienza di Pancev all’Inter: la foto per la figurina panini

Ci sono Bidoni e Bidoni. E poi c’è Darko Pancev.

Uno che nel campionato Jugoslavo segna a raffica e giunto alla Stella Rossa diventa il bomber della truppa di Belgrado: al fianco di Savicevic segna 84 gol in 92 gare ed è uno dei principali protagonisti della cavalcata vincente nella Coppa dei Campioni 1990-91.

Nella finale a Bari la Stella Rossa si impone dagli 11 metri contro il Marsiglia: Darko segna il rigore decisivo e sarà l’ultima grande gioia per il calcio slavo, prima delle terribile guerra che scoppierà di li a poco.

Nell’estate del 1992 Pancev accetta l’offerta dell’Inter che prova a rispondere agli acquisti balcanici del Milan che punta forte su Savicevic e Boban. Per Darko però l’esperienza italiana sarà un disastro.

Inizia bene con 5 reti in due gare alla Reggiana in Coppa Italia, ma da quel momento in poi il buio. Da bomber implacabile a Ramarro, passando per Ectoplasma, tanto per citare alcuni degli aggettivi storici affibbiati dai giornalisti italiani all’ex Stella Rossa.

A gennaio 1994, Pancev saluta momentaneamente l’Italia, dopo 12 presenze e 1 gol in 18 mesi nel campionato Italiano. Approda al Lipsia che retrocede cinque mesi dopo, con Darko di nuovo in forza all’Inter. Nella stagione 1994-95, ancora tanti infortuni a minare il suo rendimento che lo vede segnare 2 volte in 7 gare.

Poi con l’approdo di Moratti al timone della società, Pancev verrà ceduto Fortuna Düsseldorf. Ma l’etichetta di Bidone, è ormai impressa accanto al suo nome.

6- Jonathan

Bidoni serie A jonathan
Scatto bruciante, tecnica in velocità e intelligenza tattica: tutte qualità estremamente distanti dal divino Jonathan

Altro Brasiliano e altro Bidone che ha fatto epoca all’Inter.

Jonathan Cícero Moreira, meglio noto come Jonathan arriva all’Inter nell’estate del 2011. Il difensore verdeoro ha un palmares di tutto rispetto che annovera una Coppa Libertadores, una Sudamerica, un paio di campionati statali del Brasile e il titolo di campione del Mondo con la nazionale Under 17.

Il suo arrivo non è dei più eclatanti e dopo appena 4 presenze, nel mercato invernale passa al Parma. Tornato dall’esperienza con i ducali lo attendono tre stagioni, più ricche di bassi che di alti; fino al 2014, anno del suo svincolo, Jonathan mette assieme 65 presenze e condite da 5 reti.

Un bidone particolare se vogliamo e che venne soprannominato in maniera sarcastica dai tifosi nerazzurri come il “Divino Jonathan”.

7 – Claudio Borghi

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Lo sguardo truce di Borghi, in una delle rare apparizioni con la maglia del Milan

Un pallino di Silvio Berlusconi, su cui Arrigo Sacchi disse no.

Storia particolare quella del centrocampista offensivo argentino che ha sognato la maglia del Milan, per poi avere tutta un’altra carriera.

Berlusconi che lo segue da tempo lo acquista nell’estate del 1987, ma essendo l’ultimo anno di soli due stranieri in rosa, ecco che l’ex Argentinos Juniors viene parcheggiato in prestito al Como, sempre in Serie A. Si tratta solo di attendere 12 mesi, poi dalla stagione successiva, il numero degli stranieri passerà da due a tre nel nostro campionato.

Borghi a Como, tra incomprensioni tattiche e problemi fisici mette assieme solo 7 presenze con zero reti. Il Milan nel frattempo campione d’Italia va a giocare a Manchester un’amichevole per festeggiare l’undicesimo scudetto e qui può schierare Borghi che non ha molto convinto Sacchi nella sua esperienza lariana.

Fra i due non c’è feeling, con “El Bichi” che non sopporta i pesanti allenamenti del Vate di Fusignano e così qualche settimana dopo Sacchi si impunta su Rijkaard come terzo straniero per implementare la rosa. Né viene fuori un caso, con Berlusconi che minaccia di vendere il Milan e comprare la Lazio.

Alla fine però lo strappo tra i due si ricompone, con Galliani che soffia l’olandese al Saragozza, mentre Borghi saluta l’Italia.

Non lo rivedremo più sui livelli pre-esperienza in Serie A e la sua carriera avrà la costante macchia della sua debacle al Milan che vale il titolo di Bidone. Uno che avrebbe meritato ben altre fortune.

8 – Renato Portaluppi

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Un raro scatto (in tutti i sensi) di Renato Portaluppi con la maglia della Roma

Bidone all’ennesima potenza.

Ancora un brasiliano, ancora un attaccante e ancora la Roma di mezzo.

Estate 1988, il presidente giallorosso Dino Viola lo porta in Italia assieme al connazionale Andrare. Renato in Brasile ha vinto tutto e di più con il Gremio: fra cui la Libertadores del 1982 e la finale Intercontinentale dello stesso anno contro l’Amburgo in cui segna una pensante doppietta.

Nel 1986 passa al Flamengo e le sue prestazioni attirano le aspirazioni della Roma che lo acquista due anni dopo per 3 miliardi di lire. La partenza è buona in Coppa Italia e assieme al compagno Andrade segnano complessivamente 3 gol nelle prime 5 gare. Poi però vengono a galla diversi problemi.

Inadatto tatticamente al campionato italiano, si conferma molto lento da tanto meritare l’appellativo di “Moviola” dai tifosi della Roma: in Coppa Uefa segna al Norimberga prima di essere espulso, ma soprattutto ha grandi problemi nei rapporti con i compagni e la società.

Non per ultimo, una vita fuori dal campo da vero Playboy delle notti romane e che lo vedranno poi passeggiare in campo per 23 gare nella sua unica stagione in Serie A.

12 mesi dopo viene rispedito a ballare il samba sulle spiagge di Copa Cabana.

9- Ruben Botta

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Non ce lo siamo sognati: Ruben Botta ha davvero giocato con l’Inter

Centrocampista offensivo Argentino diventato autentica meteora in Italia.

Dopo aver indossato le maglie di Boca Junior e Tigre in Patria, passa a parametro zero all’Inter nell’estate del 2013.

La società nerazzurra sia per preservare lo slot di Extracomunitario e sia per vederlo all’opera senza troppe pressioni, lo gira in prestito al Livorno. In riva al mare però non scende in campo nemmeno 1 minuto e sei mesi dopo torna ad Appiano Gentile.

L’ Inter sembra intenzionata a tenerlo questa volta e dopo il debutto in Coppa Italia contro l’Udinese, fa la sua prima apparizione anche in campionato contro il Chievo. Completa i sei mesi con 10 presenze in Serie A e nessun gol.

In estate sembra sul punto di meritare la conferma, ma dopo il playoff di Europa League, ecco la cessione al Chievo. 21 presenze abbastanza anonime e zero reti con la maglia gialloblu, prima di spiccare il volo verso l’Argentina.

Poi un ritorno ancora in Italia ma nella più confacente realtà della Serie C: prima un anno alla Sambenedettese con 8 gol e poi la chiamata del Bari per una stagione culminata con la promozione in B.

10 – Eljero Elia

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Una tipica espressione di Eljero Elia alle prese con le difese della Serie A

Chiudiamo con l’Olandese poco volante. Almeno in Italia.

Eljero Elia fa parlare molto di sé nel biennio all’Amburgo e così nell’estate del 2011 la Juventus di Antonio Conte lo acquista per 9 milioni di euro. L’ultimo giorno di mercato è quello decisivo per il trasferimento a Torino.

Ma fin dalle prime gare si capisce che il giocatore non può reggere il passo della Serie A e ben presto si accomoda in panchina, per poi retrocedere in tribuna. 4 gare totali in campionato, a cui si aggiunge una presenza in Coppa Italia.

Appena 12 mesi dopo il suo arrivo nel mondo bianconero, l’ala orange torna in Germania: per 5.5 milioni il Werder Brema fa suo il giocatore, fresco Campione di Italia, ma quasi sempre guardando da seduto la cavalcata verso il titolo.

Menzione d’onore: Luis Silvio Danuello

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La figurina del bidone dei bidoni: Luis Silvio Danuello

Non potevamo non citarlo, anzi, dovevamo dagli una postazione d’onore.

Luis Silvio il padre di tutti i bidoni. Per colpa di un parola tradotta male.

Luis Silvio Danuello è un ala destra classe 1960 che nel massimo campionato brasiliano nel 1979 viene eletto come la sorpresa dell’anno. Dal Palmeiras al Ponte Preta, dove la neo promossa Pistoiese decide di opzionarlo. E qui nasce l’errore.

Alla domanda se agisse come punta, il giocatore asserisce di sì: ma non per millantare un ruolo non suo, ma per l’assonanza della parola punta che in italiano significa attaccante, con la parola “Ponta” che in portoghese significa ala.

È l’inizio della fine, per il brasiliano che mette assieme solo 6 presenze prima di finire in panchina.

170 milioni spesi dagli arancioneri per un giocatore che in realtà copriva un altro ruolo, rispetto a quello che speravano i dirigenti della Pistoiese.

A Luís Sílvio è inoltre ispirato il personaggio di Aristoteles nel film “L’allenatore nel pallone” e questo fa capire perché a 42 anni di distanza si parli ancora di lui.

L’emblema del flop e dei Bidoni.

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