Xhaka carica, Yakin è sicuro: la Svizzera deve crederci.
Nelle ultime ore sta girando una strana voce dal continente americano: l’Argentina è favorita da Infantino, la FIFA e i «poteri forti» del calcio mondiale per vincere l’edizione iridata? Il pestone di Messi alla seconda giornata, che a Balogun era costato il rosso – poi ritirato ex-post proprio dalla FIFA –, non è stato neanche revisionato al VAR. L’Egitto aveva segnato il gol del 2-0 in circostanze lecite, almeno se era lecito il gol di Mbappe contro il Paraguay agli ottavi – stessa identica dinamica – ma l’arbitro della sfida con l’Argentina lì penalizzata lo ha poi rimosso, in seguito alla revisione del VAR appunto.
Questo clima infuocato e polemico, che è stato riassunto dalle braccia incrociate al cielo dall’allenatore dell’Egitto nel tunnel dello stadio al termine della partita – atteggiamento totalmente ignorato da Lionel Scaloni, come si è visto in un video circolato sui social –, anziché smontare le pretese argentine al titolo (che sarebbe un clamoroso double), le ha rinfocolate, dandogli nuova linfa. In effetti l’Albiceleste sembra trarre dai «rumori» sul suo conto ancora più forza – quella forza che talvolta è sembrata mancarle nelle sfide che l’hanno condotta fin qui, a giocarsi un quarto di finale contro la Svizzera di Yakin.
Qualche informazione utile sulla partita
L’ironia della sorte ha voluto che la squadra di Scaloni, circondata dalle polemiche di cui sopra, debba superare l’ostacolo svizzero per continuare il suo cammino mondiale. Ironia, diciamo, perché la Svizzera è il Paese che ha dato i natali a Gianni Infantino, come anche al suo predecessore Blatter. Qui trovano sede i più importanti organi politici, anche calcistici, mondiali.
- Argentina-Svizzera, quarta partita dei quarti di finale dei Mondiali 2026, andrà in scena nella notte italiana, tra sabato 11 luglio e domenica 12, alle ore 3 (italiane) nella splendida cornice dell’Arrowhead Stadium di Kansas City. La partita sarà visibile in chiaro sulla Rai (anche in streaming, su Rai Play) e su DAZN.
La Svizzera non è qui per caso
Uno dei più grandi fraintendimenti di questa sfida è di leggerla come scontata o comunque sbilanciata verso l’Argentina di Scaloni. Già solo le difficoltà mostrate dall’albiceleste basterebbero per smentire questo pronostico, ma il punto è un altro: la Svizzera non è una squadretta, e se consideriamo il Marocco una squadra credibile, lo stesso deve valere per gli elvetici.
Come ha ricordato Tomaselli oggi sul Corriere della Sera, «in fin dei conti la Svizzera all’ultimo Europeo è arrivata a un penalty dalla semifinale. E nei precedenti tre Mondiali è sempre arrivata almeno agli ottavi, uscendo nel 2014 con l’Argentina per un gol di Di Maria al 118’ su assist ovviamente di Messi e colpendo un palo al 118’ con Dzemaili».
Gli unici due reduci di quella partita giocata a Sao Paulo sono i due numeri 10, ovviamente Leo e lo svizzero Granit Xhaka che a 33 anni è ancora l’anima della Nati, assieme a Freuler: i due sono nella top 10 dei giocatori che corrono di più in questo torneo e sfidano un campione che secondo molti «cammina»: «Dico ai nostri tifosi di continuare a sognare — carica Xhaka — ma la verità è che noi dobbiamo fare qualcosa di nuovo per arrivare dove non siamo mai arrivati nella storia: dobbiamo andare oltre i nostri limiti».
Gli acciacchi di Embolo e Manzambi complicano questa volontà di potenza, ma la Svizzera ha dimostrato di poter sopperire anche all’assenza dei suoi gioielli, con uno spirito di squadra che Yakin è stato bravissimo a trasmettere. Dinnanzi, tuttavia, troverà una delle squadre più forti del torneo.
Messi e i suoi per smentire il complottismo
Per una Argentina che fin qui non ha impressionato, a parte «quell’animale di Messi» come l’ha definito Ibra, la Svizzera è l’ostacolo più alto incontrato fin qui per la squadra di Scaloni.
«Tutto vero, però quando Leo si ferma in attacco e Scaloni si trova con un uomo in meno nel contro-pressing — come ha spiegato bene l’allenatore dell’Austria Ralf Rangnick — lui diventa ancora più pericoloso, perché si trova smarcato».
Contro l’Egitto è accaduto poco, o mai, perché la squadra africana ha lavorato d’anticipo sulle chiusure, tatticamente perfette. È stata tradita, semmai, dall’unica vera sbavatura difensiva. L’assist, a futura memoria, è stato ovviamente di Messi – per l’incornata vincente del Cuti Romero. Una palla al bacio, preambolo della funambolica giocata che qualche istante dopo avrebbe portato al 2-2, prima del 3-2 finale ad opera di Enzo Fernandez su assist di Lautaro Martinez.
In verità, se è vero che la Svizzera è l’ostacolo più duro finora per l’albiceleste e se è vero che il gioco degli uomini di Scaloni ha stentato fin qui, bisogna pure considerare l’opposto: non abbiamo ancora visto la vera Argentina, quindi la Svizzera è avvertita. Se la squadra di Scaloni dovesse approcciare in modo diverso e più tenace la sfida, saranno dolori. E gioie del gioco del pallone, come cantava Osvaldo Soriano.