d'antoni e gallinari

Dalla NBA all’Italia: quando i marziani giocano da noi

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Ci sono tanti ponti che uniscono la pallacanestro statunitense a quella italiana e viceversa. Uno di questi è quello che fa riferimento al passaggio dei mostri sacri della NBA verso la nostra Serie A e non sempre e solo il contrario. Oggi ne vogliamo ricordare qualcuno.

Quando in Italia si pensa alla NBA, il massimo campionato professionistico americano, il pensiero va subito ai nostri connazionali che giocano, o quanto meno hanno giocato, in quella che è ancora oggi la Lega più spettacolare e conosciuta del mondo. 

Dall’Italia agli USA…

Per quanto riguarda la stagione in partenza il 23 di ottobre, sono 3 gli italiani che hanno trovato un contratto negli States: Marco Belinelli, che giocherà per il secondo anno di fila coi San Antonio Spurs, Danilo Gallinari, passato questa estate ai Thunder di Oklahoma e Nicolò Melli che ha firmato pochi mesi fa con i Pelicans di New Orleans e giocherà con la prima scelta NBA di quest’anno, Zion Williamson. 

In realtà sarebbero 4 se aggiungessimo anche Ryan Arcidiacono che, seppur nato a Filadelfia nel 1994, è a tutti gli effetti un cestista italiano, visto che ha anche indossato la divisa azzurra con coach Luca Dalmonte per la nazionale italiana sperimentale nell’ormai lontano 2014. Arcidiacono affronterà la prossima stagione NBA con la speranza di non tornare in D-League coi Windy City Bulls, la squadra affiliata ai Chicago Bulls. 

Lo scopo dell’articolo che state leggendo, invece, è quello di andare a rimestare nella memoria degli appassionati che vogliono sapere, o quanto meno ricordare, i nomi dei giocatori americani che hanno fatto il percorso inverso rispetto a quelli appena citati: approdare in Italia per giocare nel nostro campionato. 

…e viceversa

La nostra carrellata comincia con le vecchie glorie di quella leggendaria squadra che ancora tutti ricordano dominare a cavallo della fine degli anni 70 e 80 in Italia e in Europa.

Parliamo ovviamente dell’Olimpia Milano che accolse nel 1977 Mike D’Antoni, il quale, nell’anno del suo arrivo, mai avrebbe immaginato di chiudere la sua carriera da giocatore in Italia dopo qualcosa come 13 anni, disputando anche 11 partite con la nazionale, vista l’acquisizione del passaporto italiano. 

La sua carriera da allenatore cominciò immediatamente dopo il suo ritiro da giocatore, guidando sempre Milano per 5 anni, per poi approdare a Treviso dove vi rimase altri 4, prima di tornare negli USA e girarla in lungo e in largo. Quest’anno allenerà gli Houston Rockets per la quarta stagione di seguito, mai come quest’anno in fortissimo odore di titolo. 

Milano da bere

Di quella nidiata è degno di menzione di Bob McAdoo, uno dei centri più forti mai visti nello stivale. Arrivato nel 1986 quando l’Olimpia era sponsorizzata “Tracer”, McAdoo vantava qualcosa come due titoli NBA colti coi Lakers, nel 1982 e nel 1985 e, nonostante la sua non più giovane età, 35 anni, il pivot di Greensboro aiutò le scarpette rosse a raggiungere per ben due volte di fila quella che allora veniva chiamata Coppa dei Campioni, nel 1987 e nel 1988, più due scudetti, 1987 e 1989. Oggi McAdoo collabora con i Miami Heat. 

Della squadra che vinse la Coppa dei Campioni nel 1987, fece parte anche l’ala grande Kenneth Barlow. 

Tra tutti gli ex NBA approdati a Milano, Earl Cureton è decisamente quello che ha la storia più curiosa alle spalle. Arrivato all’Olimpia nel 1983, ebbe la brillante idea di lasciare in mezzo alla strada tutta la squadra e scappare via a gambe levate nel nome di un ambientamento mai completato. C’è un piccolo particolare, la clamorosa “fuga da Milano” avvenne dopo appena sei partite, con tanto di inseguimento di coach Dan Peterson che provò inutilmente a riportarlo in città.

Dawkins senza fortuna

Tra i giocatori più forti e sfortunati, vi è certamente da ricordare Darryl Dawkins, celestiale montagna di 211 centimetri, che nonostante il pedissequo bacio del talento, non è mai riuscito a vincere nulla nè negli USA e nemmeno in Italia, dove ha giocato a Torino e a Forlì, oltre che a Milano. La sua carriera da allenatore è stata più pregna di significato, visto che ha conquistato per due volte il titolo della USBL con Pennsylvania. 

A Bologna sponda Fortitudo non avranno dimenticato David Rivers, ritiratosi a inizio millennio, che aiutà la squadra a conquistare la Coppia Italia del 1998. Lo citiamo per alcuni malumori originati dal suo passaggio come allenatore, seppur delle giovanili, ai nemici giurati della Virtus.

Wilkins e il tiro da 4

Rimanendo in casa Fortitudo alzi la mano chi ha dimenticato il faraonico trasferimento di Dominque Wilkins, non esattamente il miglior ricordo per i fortitudini. Fu proprio Wilkins a commettere il fallo su Sasa Danilovic in gara 5 contro la Virtus sotto di 4 punti a 16 secondi dalla fine. Il risultato fu devastante: il serbo mise a segno canestro e libero supplementare, portando poi la sua squadra a vincere lo scudetto all’overtime. 

Proprio della Virtus dobbiamo parlare se ci riferiamo ad uno dei trasferimenti che più hanno fatto emozionare la tifoseria delle “V nere”. Arrivato in città nel 1988, Sugar Ray Richardson prese per mano la squadra portandola alla conquista di due Coppe Italia e una Coppa delle Coppe tra il 1989 e il 1990. Play-Guardia dotata di un tiro pulitissimo, Richardson viene ricordato soprattutto per la sua clamorosa capacità difensiva, che gli permise di vincere per ben tre volte la classifica delle palle recuperate in NBA, nel 1980, 1983 e 1985.  

Accolto molto più recentemente a Napoli, Jumain Jones, vero e proprio giramondo della NBA di inizio 2000, giocò per sei franchigie in sei stagioni diverse prima di arrivare nel nostro paese con alterne fortune a Caserta e a Pesaro. 

Arrivando ai giorni nostri è impossibile non menzionare Mario Chalmers, vincitore di ben due anelli con Miami, visto la passata stagione sempre con la Virtus e Shelvin Mack, che giocherà proprio con Milano per provare a conquistare l’Eurolega, reduce dalla non proprio confortante stagione vissuta tra Memphis e Charlotte.  

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