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Introduzione alla quarta giornata di Nations League.

Due indizi, lo abbiamo detto nelle nostre pagelle sabato, non fanno ancora una prova, ma vi si avvicinano parecchio. L’1-1 dell’Italia contro la Francia a Saint-Denis, in questo senso, è stato un risultato da accogliere con forza ed entusiasmo.

Non tanto – non solo – per aver portato a casa un punto fuori casa contro una delle migliori (top 3, sicuramente) squadre al mondo, ma per il modo in cui lo abbiamo fatto. È dall’atteggiamento dei ragazzi di Mancini visto in campo sia contro la Turchia (1-4) che contro la Nazionale allenata da Zidane che ci aspettiamo di vedere qualcosa di analogo anche nel ritorno della sfida contro Montella e i suoi lunedì sera.

La riaggressione alta: una delle grandi novità del nuovo corso di Mancini?

Sviluppiamo brevemente un tema tattico che è saltato all’occhio con forza, soprattutto nella sfida di Bursa. Il nuovo corso di Mancini è ripreso da dove si era interrotto il “Rinascimento” dell’Europeo vinto: un modo diverso d’interpretare il calcio, non più di attesa ma di riaggressione.

Certo, bisogna qui non esasperare i radicalismi, perché questo è calcio reale, non videoludico. L’Italia contro la Francia ha invero fatto entrambe le cose, ma il punto è proprio questo qui: sa fare entrambe le cose perché sa leggere bene i momenti della partita. Ha saputo quando attendere e provare a ripartire. Dopo aver preso gol sulla perla di Olise, ha alzato il baricentro, ha osato e ha segnato proprio con una riconquista alta – frutto sì del talento del singolo (Bastoni), ma anche di una postura di squadra maggiormente spavalda, cattiva e propositiva.

Se l’Italia del Mancini 1.0 era una squadra di palleggiatori, grazie soprattutto ad un centrocampo di grande qualità tecnica (Jorginho, Verratti, lo stesso Sensi), quella del Mancini bis è più dinamica (Tonali e Frattesi, per rimanere in quella zona di campo, ma anche Barella) e meno tecnica, quindi deve giocare un calcio più di riconquista e riaggressione alta. Questo atteggiamento lo vedremo senz’altro anche contro la Turchia. Il limite è quello del gol: se la squadra va in vantaggio, la strada è spianata. Altrimenti il dispendio di energie è tale da poter risultare decisivo e contrario nell’ultimo quarto di gara.

La titolarità si guadagna, partita dopo partita

C’è un altro aspetto, magari meno tattico e visibile, ma ugualmente importante, che ci preme qui sottolineare a proposito degli azzurri: la mancanza di vere e proprie gerarchie. Certo, i titolari ci sono, è indubbio. Soprattutto in difesa. Ma in generale gioca chi merita. E così Kayode, ad esempio, partito dietro Di Lorenzo, si sta guadagnando la palma del titolare partita dopo partita. Lo stesso Frattesi, dietro Barella, ora lo ha superato. Lo stesso si potrebbe dire di Fagioli, e di Esposito a destra.

Ecco perché contro la Turchia, pur aspettandoci qualche cambio visto il tour de force delle quattro partite in due settimane, crediamo che Mancini punterà sui calciatori che hanno ottenuto – e bene – i punti finora conquistati in Nations League. Sarà una partita molto diversa da quella di Bursa, ne siamo certi. Ma siamo altrettanto certi che i nostri la giocheranno come fosse una finale: c’è qualcosa da riscattare, e l’Italia come gruppo quando deve dimostrare esce fuori. Non negli undici di partenza, chiamateli pure titolari, ma appunto nel gruppo come complesso.