Le squadre che hanno preso parte alla LBA SuperCoppa 2026, escono con indicazioni importanti per la stagione che ha praticamente preso il via nello splendido impianto di Tortona che ha ospitato le tre partite dalle quali l’Olimpia Milano è uscita con il trofeo in mano.
La vittoria è andata alla squadra favorita, dunque, che ha però dovuto faticare non poco nella finalissima molto combattuta contro la Reyer Venezia, in un match che ha vissuto di strappi importanti importanti e parziali che sembravano essere a più riprese quelli decisivi, e che invece hanno originato un overtime dove Milano ha sfruttato al meglio la propria maggiore esperienza.
Milano vince da favorita
La Supercoppa LBA 2026 lascia un primo verdetto abbastanza chiaro, pur con tutte le cautele necessarie quando si gioca a settembre: l’Olimpia Milano continua a essere il punto di riferimento del basket italiano.
Alla Nova Arena di Tortona la squadra di Giuseppe Poeta ha battuto prima la Virtus Bologna 80-71 e poi Venezia 94-87 dopo un supplementare, conquistando la settima Supercoppa della propria storia, la terza consecutiva e il quarto trofeo nazionale di fila considerando anche Coppa Italia e Scudetto della passata stagione.
Ma ridurre il weekend alla semplice conferma della superiorità milanese sarebbe limitativo: soprattutto Venezia ha mandato segnali importanti, mentre Virtus e Tortona escono con indicazioni molto differenti.
Tortona, il pubblico non è bastato
La prima semifinale aveva già raccontato parecchio, con Tortona, spinta dal pubblico di casa e da un attacco inizialmente quasi perfetto, che ha chiuso il primo tempo contro Venezia a quota 56, arrivando anche sul 53-42.
Bortolani, Olejniczak, Gorham e soprattutto Hubb hanno costruito una pallacanestro aggressiva e ad altissimo ritmo, ma il crollo della ripresa mette sul tappeto più di un tema, visto che i problemi sono arrivati dopo l’intervallo.
Venezia ha completamente cambiato la partita aumentando la pressione difensiva: per undici possessi consecutivi la squadra di casa non ha segnato dal campo e il 14-1 della Reyer ha ribaltato l’inerzia. Tortona ha prodotto appena 34 punti nell’intera ripresa e ha finito per arrendersi 98-90.
Le assenze di Alibegovic, squalificato, ed Eboua hanno certamente inciso sulle rotazioni, ma la sensazione è quella di una squadra già capace di produrre fiammate offensive importanti, ancora però troppo dipendente da Hubb e dalla qualità del proprio tiro.
Virtus Bologna, segnali non entusiasmanti
La seconda semifinale ha invece evidenziato quanto siano diversi, oggi, i livelli di maturazione di Milano e Virtus. Bologna era partita bene, 13-6, ma l’illusione è durata poco: il 17-1 piazzato dall’Olimpia ha cambiato completamente la partita e all’intervallo il tabellone diceva 40-23.
Milano ha portato la Virtus fino al -18 sul 48-30, controllando successivamente il tentativo di rientro bianconero. L’80-71 conclusivo restituisce solo parzialmente una gara nella quale la squadra di Poeta ha avuto a lungo il controllo tecnico e fisico. Moses Wright, 20 punti, e Leandro Bolmaro, 15, sono stati i riferimenti principali.
Per Bologna il weekend rappresenta soprattutto un punto di partenza: la Virtus è stata profondamente rinnovata durante l’estate e a Tortona si è visto un attacco contro la difesa schierata che ha faticato, le rotazioni devono ancora trovare gerarchie precise e nel primo tempo contro Milano la produzione offensiva si è fermata a 23 punti.
La reazione successiva, con 25 punti nel terzo quarto e 23 nell’ultimo, offre comunque materiale sul quale lavorare. Frazier, Bello e Casarin hanno mostrato qualcosa nella ripresa, mentre Kessler Edwards ha chiuso a 14. È inoltre una squadra costruita praticamente da capo, con numerosi volti nuovi e con Kevin Kokila indisponibile per infortunio. Più che una bocciatura, dunque, la Supercoppa fotografa una Virtus ancora molto indietro nel processo di costruzione.
La finale: Venezia può sorprendere
La finale si è dunque giocata nel pomeriggio di domenica, quando a scendere in campo sono state le vincitrici delle due semifinali, da una parte la Reyer e dall’altra l’Olimpia, che hanno dato vita ad un match quanto mai incerto.
Incertezza che non sembrava il leitmotiv di inizio match, visto che Milano scappava addirittura fino al +19 che avrebbe segato le gambe a chiunque.
Venezia non si è disunita. Tessitori ha tenuto in piedi la sua squadra nella fase più difficile, Watson è progressivamente entrato nella partita e la difesa veneziana ha costretto l’Olimpia a un passaggio di sette minuti con appena 1/9 dal campo e quattro palle perse, con la tripla di Wiltjer per il 50-49 che al 27’ ha completato una rimonta che sembrava improbabile pochi minuti prima.
Milano strappa ancora
Milano è riuscita nuovamente ad allungare fino al 74-65, ma nemmeno allora Venezia si è arresa. Parks ha segnato sette punti in meno di due minuti, Watson ha trovato la tripla del 79-77 a 26 secondi dalla fine e Bolmaro ha mandato la gara al supplementare dalla lunetta.
Nell’overtime è emersa però la maggiore lucidità dell’Olimpia, che ha chiuso 94-87 con Wright ancora protagonista: 23 punti e premio di MVP. Bolmaro ne ha aggiunti 17, Guduric 15, Peters 12 e Ricci 10. Per Venezia 18 di Wiltjer, 15 di Parks e 13 ciascuno per Tessitori e Watson.
Milano forza e carattere
Milano possiede già una struttura riconoscibile e soprattutto molte soluzioni: Wright ha avuto impatto immediato, Bolmaro resta un fattore su entrambe le metà campo e il roster permette a Poeta di cambiare protagonisti senza perdere identità.
Venezia esce senza coppa ma forse con ancora più certezze: ha saputo rimontare entrambe le partite del weekend e ha dimostrato di poter competere con Milano anche quando la gara sembrava compromessa. Tortona appare potenzialmente esplosiva ma deve aumentare continuità e profondità, mentre Bologna necessita soprattutto di tempo.
È soltanto settembre e tre partite non possono stabilire una gerarchia definitiva. Ma la Supercoppa qualcosa lo ha già detto: Milano riparte esattamente dal punto in cui aveva terminato, Venezia sembra la rivale più pronta in questo momento, Tortona ha talento sufficiente per essere pericolosa e la Virtus è quella che presenta il margine di crescita più ampio.
Il campionato servirà a capire quanto rapidamente queste prime distanze potranno ridursi,


