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Dopo l’addio dell’ex President of Basketball Operations, Ettore Messina, l’Armani Milano si trova al via di una stagione con tanti cambiamenti, non solo in campo, ma anche dietro la scrivania. Perché dopo anni caratterizzati da una leadership centrale e facilmente riconducibile proprio a Messina, la gestione passa a una struttura collegiale, dove i compiti dovrebbero essere maggiormente suddivisi e condivisi. Un modello che ha già prodotto risultati, ma che ora dovrà affrontare decisioni più complicate.

Messina era una padre-padrone

Da quando è planata sulla galassia milanese, Ettore Messina è stato l’unico, di fatto, a prendere le decisioni. Nei momenti positivi, in quelli difficili, nelle fati di costruzione e anche in quelle di distruzione, Messina è sempre stato al centro della situazione, mettendoci la faccia e assumendosi ogni responsabilità del caso, firmando le scelte tecniche in campo e strategiche al di fuori di esso. Anche la squadra che negli ultimi mesi ha vinto tutto era stata costruita da lui, ultimo fardello di una gestione che – senza giudicarla in alcun modo – ha portato trofei ma anche diverse facce storte, tra i giocatori e tra i tifosi, che non sono più riusciti a vedere la propria squadra raggiungere un playoff di Eurolega, ciò che veramente manca alla formazione biancorossa ormai da troppi anni.

Stavropoulos, Baiesi e Poeta a capo di tutto

Ora a gestire sul campo e nel quotidiano tutto ciò che accadrà all’Olimpia Milano, sarà la triade composta da Christos Stavropoulos, principale raccordo con la proprietà; Daniele Baiesi, direttore sportivo e riferimento per squadra e staff tecnico e Peppe Poeta, coach fresco campione d’Italia. Da febbraio a giugno il lavoro d’insieme ha funzionato: l’Olimpia ha ritrovato equilibrio, accorciato le rotazioni – chiave spesso utilizzata da Poeta anche nella precedente esperienza a Brescia – preso decisioni forti e conquistato i due trofei nazionali ai quali ha partecipato (Coppa Italia e scudetto). Successi che hanno di fatto legittimato il nuovo assetto, che ora però sarà atteso da un esame nuovo, diverso.

Più responsabilità e assenza di un “capro espiratorio”

La responsabilità non riguarda infatti più soltanto la gestione della squadra ereditata, ma coinvolge tutti e tre nella sua costruzione, nella definizione delle gerarchie e nella scelta dei giocatori, chiamati ad aprire un nuovo ciclo (almeno questa è la speranza della società). La nuova Olimpia, che si chiamerà Armani, porta l’impronta di più figure, ognuna con competenze e responsabilità specifiche, che dovranno sapersi amalgamare e lavorare coordinate affinché ogni tassello vada al posto giusto. Si andrà a perdere l’alibi, il capro espiatorio, rappresentato da Messina che, volente o nolente, ha avuto la virtù di prendersi sempre la responsabilità delle proprie scelte, ma chi è rimasto non può essere giudicato solo paragonato al passato. Il tema riguarda il funzionamento di questa nuova struttura.

Chi deciderà?

Per cui sorgono spontanee alcune domande. Chi avrà l’ultima parola negli inevitabili momenti di difficoltà? Fino a che punto le esigenze di Poeta coincideranno con quelle della direzione sportiva (Baiesi)? Esisterà sempre una visione condivisa tra le varie componenti, considerando che alle loro spalle non c’è stato un precedente percorso comune? Domande che i più attenti appassionati di Olimpia si saranno già fatti, ma che diventano di dominio comune una volta presentata l’attuale situazione. Anche perché quando si vince, la collegialità rappresenta una risorsa, ma quando si perde, può trasformarsi in un limite se ruoli e gerarchie non sono definiti. E saranno proprio le difficoltà, le sconfitte e gli infortuni a misurare la solidità della nuova impalcatura biancorossa, chiamata a un anno di conferma e rinascita allo stesso tempo. Sapere chi deciderà non è quindi solo una curiosità, ma una questione da capire in fretta, perché da questo dipendono le sorti e l’identità dell’Olimpia Milano dei prossimi anni.