Aprire un nuovo ciclo: nel segno del sarrismo.
Tante, troppe volte, abbiamo sentito direttori sportivi (Fabiani, attualmente alla Lazio, due anni fa), allenatori (Gasperini, quando era già alla Roma), stampa (qui la scelta è vasta), elogiare il «modello Atalanta». Non sono mai stato un amante di questo termine. Modello significa poco e nulla. Un modello, poiché è connesso alla moda, può pure passare.
Capisco però, e condivido, l’idea di fondo, se parliamo del caso Atalanta. Passano le stagioni, si centrano, o non si centrano – come capitato lo scorso anno – qualificazioni alla Champions League. Si vincono trofei (l’Europa League, due anni fa), si fanno finali (di Coppa Italia, due volte negli ultimi dieci anni), si vivono partite da sogno – sempre in Europa, anche qui la lista sarebbe molto lunga. Più in generale, si fa calcio, e lo si fa benissimo, con un’idea chiara e dei principi netti, riconoscibilissimi.
Quel termine abusato al giorno d’oggi in sede di calciomercato, il player-trading, è stato praticamente inventato dalla dirigenza atalantina, che negli anni ha fatto giocare i talenti della sua Primavera, in prima squadra o in prestito in altre squadre, magari di medio-basso livello, per poi rivenderli a peso d’oro. In ogni caso, la Dea, ed è questo il punto fondamentale, sa sempre ciò che deve fare per essere competitiva. E non importa se una stagione va storta – lo scorso anno, post-Gasperini, il disastro era quasi annunciato, e alla fine comunque con Palladino l’Europa è stata centrata.
Ciò che davvero conta è avere una visione, e l’acquisto di Maurizio Sarri come nuovo allenatore, forse con un anno di ritardo, va in questa direzione e scandirà inevitabilmente le mosse di calciomercato della Dea. Al suo fianco, quel Giuntoli che con Sarri e sotto l’ala De Laurentiis ha formato uno dei triumvirati più fortunati della storia recente del calcio nel nostro Paese.
(Tanti) soldi da investire
Abbiamo detto del player-trading. In effetti, anche se ormai da un paio di stagioni la società atalantina è stata acquisita da fondi esteri, non nella totalità ma per una buona parte, servivano soldi in entrata per poter ristrutturare una rosa che, tra giocatori a fine ciclo e l’esigenza di ripartire con Sarri e Giuntoli al comando, doveva necessariamente vendere per poter comprare. È accaduto.
L’Atalanta, anche se l’ufficialità ancora non è arrivata, incasserà una cifra vicina ai 100 milioni di € per le cessioni, entrambe in Premier League, di Ederson, centrocampista preso dalla Salernitana per quasi 30 milioni quattro anni fa, e Palestra, che con l’Atalanta in prima squadra non ha mai davvero giocato. È stato mandato in prestito al Cagliari, è esploso. Su di lui è stata fatta un’asta che alla fine ha visto spuntare il Chelsea per una cifra vicina ai 60 milioni di €. Ederson invece andrà al Manchester United.
Lo stesso club al quale due estati fa la Dea aveva venduto, per una cifra analoga alla vendita di Ederson, Amad Traoré. Probabilmente non sono gli unici due partenti, ma una cosa è sicura: l’Atalanta può fare la voce grossa in sede di mercato in entrata, e Sarri può davvero divertirsi – cosa che non ha mai potuto neanche lontanamente sognare alla Lazio.
Un’idea chiara: il sarrismo (e il giuntolismo)
Ruoli alla mano, Sarri ha chiesto a Giuntoli e alla dirigenza atalantina due innesti forti in difesa – che per lui, a differenza per esempio di Gasperini, è il fulcro del gioco e della proposta anche offensiva (paradossalmente).
Tutto inizia dalla linea alta e da difensori bravi tatticamente, ecco allora che un giocatore alla Gila – promesso al Napoli, ma occhio alle sorprese di radio mercato – farebbe al caso suo. Ci aspettiamo almeno due innesti in questo reparto, considerando poi che cambierà il modulo, dopo 11 stagioni con la difesa a 3.
A centrocampo, Sarri ama giocare a 3. Ederson sarebbe stato la mezzala perfetta, e l’Atalanta è quindi chiamata a sostituirlo degnamente. Per ora fare nomi è impossibile, la scelta è ampia e Giuntoli è al lavoro giorno e notte su questo fronte. Questa zona del campo è certamente la più delicata, perché Sarri ci ha visto, insieme alla difesa, il punto debole dei nerazzurri, che invece in attacco sono messi molto bene – pure troppo: il cambio di modulo imporrà qualche cessione eccellente.
In attesa di capire dunque quali nomi nello specifico arricchiranno l’estate atalantina, aspettiamoci una stagione straordinaria dell’Atalanta, che ha rinnovato l’entusiasmo della piazza con un allenatore e un direttore sportivo che lavorano in grande sinergia, che sono preparati e motivati a fare bene. Per imporre la propria legge laddove dopo Gasperini sembra quasi impossibile auspicarlo.


