Uno sketch comico uscito di recente da parte di una nota pagina social mostra un dialogo irriverente tra due tifosi: uno indossa la maglia della Juventus, l’altro quella del Milan. Il dialogo sembra – sembra, appunto – ironico e scherzoso. I due tifosi, uniti nel comune odio nei confronti della Beneamata, sbeffeggiano la semifinale appena vinta dai nerazzurri contro il Como in quanto – citiamo – si tratterebbe a malapena di una “Coppetta”, quella d’Italia, s’intende.
Niente d’importante, dunque. Qualcosa anzi di passeggero, irrisorio rispetto ad altri titoli. Il dialogo prosegue sbeffeggiando persino il campionato di Serie A, in quanto quest’anno più di altri anni il suo livello si è abbassato al punto tale da farne un campionato di bassa lega – lo stesso dove però sono presenti, appunto, anche Milan e Juventus.
Lo sketch si chiude nel momento in cui i due tifosi, guardandosi negli occhi, riconoscono la disperazione per una stagione passata a giudicare l’Inter, ma a rimanere nuovamente a secco loro, Milan e Juventus, sia di titoli che di speranza di titoli. Invero, il Milan qualche speranza l’aveva pure covata, e neanche troppo tempo fa. Poi però la sconfitta con la Lazio, pochi giorni dopo il derby vinto e con l’Inter davvero in difficoltà emotiva (come mai fino a quel momento), avrebbe posto la parola fine sui sogni di titolo dei rossoneri.
Anzi, se non fosse stato per le ultime due battute di arresto del Napoli (contro Parma e ancora Lazio), forse il Milan proprio adesso starebbe guardando da inseguitrice ai posti più alti della classifica. E se Conte ha detto, prima della sfida contro i biancocelesti, che il secondo posto è il «primo dei perdenti», non la pensa così Max Allegri, e certamente non la pensa così Luciano Spalletti, subentrato a Igor Tudor con l’obiettivo – tutt’altro che semplice – di riportare la Juventus in Champions League. Ora, Milan v Juve è la partita che potrebbe riportare i bianconeri addirittura al terzo posto, con uno sguardo d’interesse sul secondo. Per il Milan, invece, l’occasione di mettere un punto definitivo sul ritorno in Europa – quella che conta.
Spalletti contro Allegri, pensieri – e sensazioni – contro
Nel corso delle ultime stagioni, i toscani hanno rivoluzionato il modo di intendere il calcio in Italia: Sarri con le sue geometrie capillari e la sua organizzazione difensiva quasi inscalfibile – per quanto l’allenatore laziale si sia evoluto in questo senso, cambiando proposta di gioco nel tempo –, Allegri con il suo risultatismo di ferro, in grado di portare a casa titoli anche in stagioni quasi proibitive a livello ambientale – ci riferiamo alla Coppa Italia vinta due anni fa –, Spalletti infine con il suo gioco plastico, capace di modificare il volto di una squadra imprimendogli una identità quasi inimmaginabile fino a poco tempo prima. È capitato con il Napoli, che ha condotto ad uno Scudetto storico.
È capitato pure con la Juventus, perché anche se siamo all’inizio di una storia destinata a durare almeno altri due anni (fino al 2028), il tecnico di Certaldo sembra essersi ambientato perfettamente a Vinovo, capendone l’estetica, ascoltandone il suono della Tradizione, pure riuscendo a trasmettere questa identità Juventus così forte ai suoi giocatori, che con Tudor, ma anche con Motta, sembravano più un ammasso di monadi che un gruppo in grado di stringersi intorno al sacro fuoco del gruppo.
La sua Juventus gioca un calcio esteticamente pulito, con alcune trame sopraffine. È solido, e non muore mai. È creativo: i suoi calciatori si divertono a giocare. E ora stanno arrivando anche i risultati, conseguenza e insieme causa di un benessere collettivo che Spalletti ha saputo infondere nei suoi.
Allegri, invece, deve difendersi dal rumore dei nemici. È un destino infausto questo, ma è pure il suo: è quello di chi, volendo stringersi al fato, finisce per rimanerci impigliato. Le moire non hanno ancora decretato il verdetto finale, ma il suo Milan vincendo a Verona (0-1) sembra essere tornato a respirare dopo un mese in apnea.
Questo la dice lunga sullo stato psicofisico dei suoi ragazzi, che con una sola competizione – è giusto sottolinearlo – hanno tenuto sì testa all’Inter e al Napoli per lunghi tratti del campionato, ma più per lacune delle due citate che per meriti suoi. Ora, il finale di stagione sancirà fino a quanto Allegri sia entrato nello spirito dei suoi ragazzi. Affinché il prossimo anno, con una base già solida, si possa ambire a qualcosa di più dei «punti utili per centrare il quarto posto».


