La vittoria per 4-1 (meglio: 1-4, a Cremona) contro la Cremonese ha dato alla Fiorentina il respiro sufficiente a preparare il ritorno degli ottavi di Conference League contro il Rakow, una partita che a questo punto – fatte le dovute precauzioni dell’andata – può tornare ad avere un senso. Non che all’andata non ce l’avesse, sia chiaro. Ma certo, lo ha detto Vanoli e lo hanno ribadito diversi giocatori – su tutti Ranieri, leader del reparto difensivo viola: prima pensiamo alla salvezza, poi eventualmente alla Conference League.
Lo hanno detto, lo hanno confermato a più riprese: ora che la salvezza è più al sicuro – certo, non si può dire raggiunta, visti gli appena 3 punti di vantaggio proprio dalla Cremonese, scivolata al terzultimo posto con la sconfitta contro la Fiorentina – si può puntare alla Conference. Magari ripetendo alcuni grandi fasti del calcio che fu, come nel caso di quel Nottingham Forest in grado di vincere la Coppa dei Campioni nello stesso anno della retrocessione nella serie cadetta inglese. Forse il paragone è eccessivo. In quel Nottingham c’erano la mente, l’idea e lo spirito di Brian Clough, con tutto il rispetto per Vanoli e il suo staff. Rimane però il dato di fondo: ora la Viola può mettere la testa e il cuore sulla Conference.
All’andata non è stato facile, però, tutt’altro. La squadra di casa, in un Franchi ancora non a festa ma certamente caldo e partecipe nel tifo, ha faticato tantissimo almeno per 60’. La rete del Rakow, al termine di un’azione scolastica – sponda per il secondo uomo e attacco alla profondità –, sembrava gettare sulla Fiorentina l’ennesimo inquietante velo di terrore. Ricordiamo che la Fiorentina veniva da uno scialbo 0-0 contro il Parma, e il rischio di abbattersi di nuovo dopo il successo sul Como era concreto. Il calcio però è bello per questo: perché innanzitutto e fondamentalmente è inatteso.
E infatti è proprio nel momento più delicato, dopo la rete degli ospiti, che Ndour, finora oggetto misterioso della rosa fiorentina, decideva di colpire il pallone con un mezzo collo esterno, impattandolo in maniera meravigliosa. Un tiro imprendibile per il portiere avversario, incolpevole e quasi ammirato pure lui dalla traiettoria del tiro dell’italiano di origini marocchine, che si sarebbe spento all’incrocio dei pali, per la rete dell’1-1.
Da quel momento in poi la Fiorentina, riacquisita la fiducia necessaria, avrebbe attacco a spron battuto per poi trovare, quasi a tempo scaduto, un insperato fallo di mano nell’area del Rakow su cross di Dodo, instancabile. Gudmundsson, prendendosi una responsabilità non da poco, avrebbe trasformato nella rete del 2-1 finale il pallone dal dischetto. Il Rakow, perdente, non poteva dirsi domo. E non lo sarà giovedì.
Avrà però qualche assenza. Lo stesso club polacco infatti, in un comunicato diffuso in settimana, decretava l’assenza di due giocatori, di cui uno fondamentale e già messosi in mostra all’andata (Pienko): “A seguito delle due gare disputate in coppa e in campionato i giocatori Pienko e Tudor hanno riportato degli infortuni muscolari.” Qualcuno riderà di questi nomi, ma è bene non sottovalutare mai gli avversari, specie in stagioni come questa. La Fiorentina lo sa bene, e lo ha già sperimentato col Jagiellonia. Dunque: fiducia sì, abbassare la guardia mai. Per regalarsi un finale di stagione inatteso.

